Luglio 2022 - EyesON

Il glaucoma pseudo-esfoliativo e le sue particolarità
Topouzis (Presidente European Glaucoma Society): “È un tipo di glaucoma che richiede un intervento importante e tempestivo”, Gandolfi (Presidente Società Italiana Glaucoma): “Va trattato diversamente”

Il glaucoma pseudo-esfoliativo: si è concentrato su questa tipologia di glaucoma la Lecture del Prof. Fotis Topouzis, Presidente della E.G.S.(European Glaucoma Society), ospite al Congresso della Società Italiana Glaucoma (SIGLA), tenutosi a Napoli lo scorso Giugno.

“Si tratta di un tipo diverso di glaucoma, – spiega il Prof. Topouzis – con tipi di bisogni diversi, che richiede un intervento importante e tempestivo. Ci sono alcune implicazioni relative alla chirurgia della cataratta in questi pazienti che possono complicare il quadro anche della gestione del glaucoma stesso. Lo specialista deve essere quindi preparato, in modo da non compromettere la patologia e seguire il paziente molto attentamente anche nelle fasi successive”.

“In generale occorre inoltre – aggiunge il Prof. Stefano Gandolfi, Presidente della Società Italiana Glaucoma (SIGLA) – tener presente che il glaucoma pseudo-esfoliativo è una sindrome e va trattata diversamente da quello primario ad angolo aperto”.

[Video editing: EyesON]

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Il glaucoma non compromette la funzione cognitiva
Una ricerca americana ha stabilito che qualsiasi associazione tra le due potrebbe essere debole o del tutto assente

Negli ultimi anni diversi studi hanno indagato possibili collegamenti tra il glaucoma, un disturbo neurodegenerativo che è la principale causa di cecità irreversibile, e la funzione cognitiva, con risultati contrastanti.

Ciò che emerge da un’ampia ricerca recentemente pubblicata sul Journal of the American Geriatrics Society è che qualsiasi associazione potrebbe essere debole o del tutto assente.

Perlomeno fino al punto in cui la malattia non compromette in maniera molto importante la vista. Lo studio ha incluso 7.073 adulti statunitensi di età pari o superiore a 51 anni che sono stati intervistati telefonicamente ogni 2 anni: è emerso che coloro che hanno sviluppato il glaucoma tendevano ad avere punteggi delle funzioni cognitive più elevati, ma anche tassi più elevati di declino del punteggio cognitivo in un periodo di 18 anni nel quale sono stati seguiti.
Le associazioni osservate tra glaucoma e funzione cognitiva sono state considerate dagli autori della ricerca deboli ed era improbabile che fossero clinicamente significative.

“In questo ampio studio longitudinale, una diagnosi di glaucoma non era associata a tassi più elevati di declino cognitivo – osserva l’autore senior Joshua R. Ehrlich, della University of Michigan Medical School – tuttavia, i ricercatori non hanno avuto accesso a dati clinici per determinare se la perdita della vista correlata al glaucoma sia un fattore di rischio per il declino cognitivo e la demenza. Questa è una domanda importante da considerare per gli studi futuri”.

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La chirurgia refrattiva ha come scopo quello di correggere i difetti di vista, qualcosa che è molto più complesso di ciò che si potrebbe aspettare.
Oltre all’intervento chirurgico, in cui in genere si modifica la curvatura della cornea per eliminare l’uso degli occhiali, molto spesso si cambia la personalità del paziente.
Si tende al raggiungimento dell’autonomia visiva, senza ricorrere a uno strumento come gli occhiali di supporto per stare bene.

Lo evidenzia il Prof. Giovanni Alessio, vice Presidente vicario di AICCER, Associazione Italiana di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva.

Esistono vari interventi con cui coprire range diversi di difetto visivo e caratteristiche dell’occhio, ma ci sono pazienti per i quali non vi è un’indicazione per questo tipo di approccio. È indicata in chi ha grande stabilità, persone che da un anno all’altro non hanno cambiamenti di gradazione, altrimenti il rischio è dover ricorrere nuovamente agli occhiali.

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Malattie degli occhi nei neonati e bimbi piccoli, il percorso a tappe della prevenzione
Il Prof. Giorgio Marchini (Università di Verona): “Servono centri dedicati e controlli oltre che alla nascita a 2-3 anni”

Il mio bambino sarà in salute? È questa la domanda che ogni futuro genitore si pone al momento dell’approssimarsi della nascita del figlio. Per quanto riguarda eventuali patologie oculari, a parte quelle di natura genetica, è difficile poter fare delle previsioni: l’occhio è così piccolo che la tecnologia diagnostica può ipotizzarne solo alcune rare e particolari. Lo spiega il Prof. Giorgio Marchini, Professore Ordinario di Malattie dell’apparato visivo e direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Verona.

Le patologie oculari nei bambini appena nati sono per fortuna rare, ma particolarmente impegnative e gravi, per cui è indispensabile istituire una modalità di controllo nel momento della nascita e poi nelle fasi successive della crescita. Non attendere l’età scolare, ma dopo la nascita anche a 2-3 anni di età un controllo può e deve essere fatto a scopo di prevenzione.

Tra le patologie oculari dei bambini il focus dell’esperto è poi in particolare su glaucoma e cataratta congenita: la risoluzione passa per una chirurgia difficile, ed è meglio indirizzarsi in un centro di riferimento specifico.

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Il Prof. Luca Buzzonetti (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma): “La diagnosi precoce è importantissima, sia per correggere i difetti della vista che per la cura delle patologie congenite”

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Proteggere gli occhi in vacanza
Le indicazioni del Prof. Vincenzo Orfeo (Associazione Italiana di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva – AICCER)

Il sole, la luce e l’aria aperta sono l’emblema dell’estate, con quella voglia di vacanza che è presente in ciascuno di noi.

Capita però che o l’acqua salata del mare, o quella clorata delle piscine, così come l’esposizione prolungata al sole, a piante ed altri allergeni, possono diventare i “nemici” dei nostri occhi.

Come possiamo proteggerli? Il parere e le indicazioni del Prof. Vincenzo Orfeo, Responsabile Unità Operativa di Oculistica Clinica Mediterranea di Napoli e Segretario e Tesoriere di AICCER (Associazione Italiana di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva)

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TFOS è leader mondiale nella ricerca e nell’istruzione in materia di salute degli occhi e lavora insieme ai professionisti sanitari di tutto il mondo

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La formazione dello specializzando in oftalmologia
Approfondimento del Prof. Michele Figus, Direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia presso l’Università di Pisa

L’attività di formazione di uno specializzando in oftalmologia è complessa e molto stimolante.
Il Prof. Michele Figus, Professore Associato di Malattie dell’Apparato Visivo e Direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia presso l’Università di Pisa, nonché Consigliere della Società Italiana Glaucoma (SIGLA) spiega che “rispetto al passato vi sono i libretti elettronici che certificano giorno per giorno l’attività svolta. Questo determinerà un curriculum di tutto rispetto, perché sarà possibile dimostrare tutto ciò che si è realizzato. L’aspetto importante è che la formazione sia reale: lo specializzando deve capire che è una via di mezzo tra studente e lavoratore, e che confrontarsi con sfide diagnostiche è un punto di forza. La graduatoria per le scuole di specializzazione è nazionale, con pro e contro di questa scelta, e il livello culturale dei candidati più elevato”.[…]


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Un nuovo approccio per ottimizzare la chirurgia della cataratta

Nei casi di PTK (Phototherapeutic Keratectomy o Cheratectomia Fototerapeutica), il laser ad eccimeri tratta patologie dell’epitelio corneale o irregolarità e opacità superficiali della cornea.
La SCTK (Sequential Customized Therapeutic Keratectomy) è una recente evoluzione della PTK ed utilizza un approccio transepiteliale, multistep e personalizzato sul paziente per trattare le aberrazioni corneali di alto ordine (HOAs o High Order Aberrations).

Le aberrazioni di alto ordine non possono essere corrette tramite l’uso di lenti come occhiali o IOL (Intraocular lens) e sono spesso sottostimate o trascurate da parte degli oculisti.
Tuttavia, le HOAs peggiorano in maniera significativa la visione: la sensibilità al contrasto è ridotta, ad esempio, in presenza di aberrazione sferica e astigmatismo secondario, mentre la risoluzione visiva diminuisce a causa di coma e trifoglio. Solo le procedure di cheratectomia possono ridurre o eliminare le HOAs.[…]


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Intervista al Prof. Balwantray Chauhan
a cura del Dott. Amedeo Lucente

D: Per iniziare la conoscenza con i nostri lettori, vuole illustrarci come si articola la sua attività accademica e di ricerca?

R: Sono un ricercatore a tempo pieno nei Dipartimenti di Oftalmologia e Scienze Visive, Fisiologia e Biofisica e Neuroscienze mediche alla Dalhousie University di Halifax, Canada.
Passo la maggior parte del mio tempo a condurre ricerche e a supervisionare i miei studenti e tirocinanti.
Sono anche il Direttore della ricerca per il Dipartimento di Oftalmologia e Scienze Visive, quindi c’è un certo grado di lavoro amministrativo.
Infine, insegno agli specializzandi in Oftalmologia e dottorandi dei Dipartimenti di Scienze di base.

D: Quali sono i progetti in fase di attuazione e i futuri obbiettivi che si propone? Gli studi sul glaucoma, che tanto la vedono coinvolto, quali significative novità apporteranno nel prossimo futuro?

R: I miei attuali progetti di ricerca clinica si concentrano sulla diagnostica per l’individuazione efficiente del glaucoma e della sua progressione, utilizzando strumenti di perimetria e di imaging.
Gli scopi di questo lavoro, infatti, non sono necessariamente quelli di rilevare i cambiamenti più precoci, ma di rilevare questi cambiamenti in modo efficiente entro i limiti dei vincoli pratici ed economici che ad oggi sono posti ai clinici. Il mio obiettivo è sempre quello di mantenere la mia ricerca su un piano pratico, con la speranza che le risorse vengano utilizzate in maniera razionale. Sono anche sempre più coinvolto nell’imaging di singole cellule gangliari retiniche nel glaucoma sperimentale e spero che un giorno queste tecniche diventino una realtà nella pratica clinica.

D: Come è organizzata l’Oftalmologia in Canada? Qual è il percorso formativo per diventare oftalmologi e ricercatori? È possibile conciliare una carriera da clinico e da ricercatore?

R: In tutto il Canada ci sono 15 Università che offrono in totale circa 35 posti per specializzandi all’anno. Dopo aver superato gli esami del “Royal College of Physicians and Surgeons”, gli oftalmologi appena qualificati possono esercitare negli ospedali, nelle cliniche o proseguire la loro formazione tramite fellowship. In generale, non esiste un’Oftalmologia di tipo privato in Canada e le singole province coprono la richiesta di assistenza sul territorio attraverso i loro specifici programmi di assistenza sanitaria. Solitamente, coloro che vogliono dedicarsi alla clinica in ambito accademico hanno una formazione aggiuntiva che ottengono tramite una fellowship dopo la specializzazione, e trovano facilmente posto negli ospedali universitari. Come in tutto il mondo, è una sfida bilanciare la carriera per dedicare la stessa quantità di tempo al lavoro clinico e alla ricerca, ma ci sono molti casi che dimostrano come sia possibile riuscire con successo in entrambi i campi.

D: Cosa pensa dell’intelligenza artificiale e della telemedicina? Come vede il futuro dell’Oftalmologia? Saremo ancora pienamente artefici delle nostre decisioni cliniche o condizionati in qualche modo dalle nuove tecnologie?

R: Sono molto entusiasta del ruolo dell’intelligenza artificiale in Oftalmologia, nella medicina e in molti aspetti della vita quotidiana nel prossimo futuro. Anche se sono personalmente molto coinvolto in questa ricerca, vedo comunque i benefici oggettivi che può portare alla cura clinica e che possono applicarsi anche nella telemedicina.
Tuttavia, al punto in cui siamo oggi, non sono convinto che l’intelligenza artificiale possa funzionare indipendentemente dai clinici.
L’intelligenza artificiale va considerata come uno strumento, così come un tonometro o un dispositivo di imaging. A differenza di questi però, l’intelligenza artificiale può essere usata come uno strumento a più livelli in grado di analizzare e forse interpretare grandi quantità di dati, ma in definitiva penso che sarà ancora il clinico a fare le scelte finali. Anche se ne sono entusiasta, spero comunque che non diventiamo compiacenti verso l’intelligenza artificiale, facendo un eccessivo affidamento su di essa per le nostre decisioni.

D: Ai giovani medici che intraprendono la strada dell’Oftalmologia quale messaggio si sente di trasmettere? Per diventare “leader” qual è la strada più opportuna da percorrere? Ci sono oggi nuovi e più difficili ostacoli da affrontare?

R: Il mio messaggio più importante è che dovreste essere fedeli a voi stessi. Dovreste perseguire ciò che volete e non ciò che ci si aspetta da voi, o ciò che ritenete sia giusto per voi anche se non vi sentite di perseguire quel percorso. Non tutti sono adatti ad essere il chirurgo più abile o il ricercatore più prolifico. Se sentite di poter fornire il vostro miglior contribuito diventando un eccellente clinico, dovreste perseguire quella strada e non essere coinvolti in attività che non vi interessano o verso le quali vi sentite meno motivati. Ci sono diversi tipi di leader e c’è spazio per tutti.

[a cura di: Amedeo Lucente – oftalmologiadomani.it]

Impianto di Xen 45 ab-esterno transcongiuntivale: efficacia e sicurezza di una nuova tecnica chirurgica

Il glaucoma cronico primario ad angolo aperto (POAG) rappresenta la seconda causa di cecità a livello mondiale con una prevalenza che secondo alcune stime (Tham et Al) colpirà circa 112 milioni di persone nel 2040; la patogenesi del danno glaucomatoso risulta essere complessa e ad oggi non del tutto chiarita; ciò in cui la letteratura è concorde è che l’aumento del tono oculare rappresenti l’unico fattore di rischio modificabile.

La riduzione del tono oculare rappresenta la principale strada da percorrere e la terapia ipotonizzante prevede dei passaggi. Le linee guida della EGS dall’European Glaucoma Society prevedono sempre, tenendo conto di una ipotetica pressione target, l’inizio della terapia con farmaci ipotonizzanti, meglio se in mono somministrazione e privi di conservanti, ai quali affiancare la terapia laser per il raggiungimento dell’obiettivo pressorio.[…]


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Facoemulsificazione della cataratta matura bianca

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) la cataratta è insieme agli errori refrattivi non corretti, la principale causa curabile di cecità e disabilità visiva nel mondo. L’intervento chirurgico standard per la cataratta è la facoemulsificazione + impianto di lente intraoculare. Esistono anche altre tecniche come l’estrazione extracapsulare della cataratta e la Manual Small Incision Cataract Surgery (MSICS). L’attuale tecnica di MSICS più utilizzata è basata sul metodo che Ruit e altri hanno descritto nel 1999, anche se Blumenthal ha descritto una tecnica di Manual ECCE che è servita come base più tardi allo sviluppo della MSICS.

La cataratta si definisce matura quando tutte le fibre corticali divengono opache e il nucleo diviene così opaco che il riflesso rosso del fondo oculare è assente. Questo tipo di cataratta è particolarmente frequente in Africa e in India.

Anche se il nucleo in questo tipo di cataratta non può essere direttamente visualizzato, il colore del nucleo è di solito trasmesso attraverso la corticale bianca. Questa brunescenza trasmessa può essere indice di una certa sclerosi nucleare e quindi di durezza.[…]


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Certamente non tutta la chirurgia della cornea, ma una parte delle patologie corneali meno severe possono essere trattate con la chirurgia ambulatoriale

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