Ottobre 2021 - EyesON

L’utilizzo degli occhiali nei bambini: il coinvolgimento attivo della famiglia

Gli occhiali per correggere un difetto di vista nei bambini: un modo per permettere agli occhi di svilupparsi nel modo completo. Il sistema visivo del bambino è in via di sviluppo e la completezza dell’evoluzione si verifica nei primi sette-otto anni di vita.
Se si decide che il bimbo ha bisogno degli occhiali deve portarli tutto il giorno soprattutto per le forme di astigmatismo e di ipermetropia, che rischierebbero di non essere corrette perfettamente.

Ci vuole la collaborazione di tutta la famiglia: il medico prescrive, ma poi il compito di seguire le indicazioni spetta al genitore, ma anche agli insegnanti e in generale a tutte le figure che hanno a che fare col bambino. Se la correzione visiva è accettata, il bambino si adeguerà più facilmente.

La parola alla Dr.ssa Chiara Sangermani, Dirigente Medico di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera di Piacenza.

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La retinopatia diabetica

La retinopatia diabetica è una delle complicanze del diabete di lunga durata e colpisce due diabetici su tre dopo 20 anni di malattia ed è, nel nostro Paese e nei Paesi industrializzati, la prima causa di cecità in età lavorativa.
Tuttavia, se è vero che la possibilità di essere colpiti da retinopatia diabetica è più elevata se si è ammalati di diabete da un tempo molto lungo, è altrettanto vero che questa complicanza è evitabile, o comunque ritardabile, con un buon controllo glicemico, con una dieta corretta e un’attività fisica regolare e sottoponendosi a periodici controlli oculistici.

La retinopatia diabetica danneggia il fondo dell’occhio, perché la malattia diabetica, con il passare del tempo, altera i vasi sanguigni presenti al livello della retina.

Esistono due forme di retinopatia diabetica

  • una detta non proliferante, è la fase iniziale della malattia: i piccoli vasi sanguigni della retina iniziano a perdere sangue e fluido, con la formazione di microemorragie e microaneurismi
  • l’altra detta proliferante, la forma più grave. In quest’ultimo caso si formano nuovi vasi che possono sanguinare causando emorragie più o meno massive, distacco di retina sino alla cecità, glaucoma neovascolare

Nella fase iniziale della retinopatia diabetica possono non esserci sintomi; però è sicuramente molto importante non aspettare di aver problemi alla vista per farsi visitare. Rapidi cambiamenti dei valori glicemici, anche in assenza di retinopatia, possono comportare transitori annebbiamenti della vista. Se il diabetico nota un peggioramento della vista perdurante più di qualche giorno, e non associato a uno sbalzo glicemico, è importante farsi visitare con urgenza da un medico oculista.

Infatti può accadere che la macula, la parte centrale e più nobile della retina, a causa della malattia diabetica, può riempirsi di liquido (edema) e sangue, la visione si offusca più seriamente, e il recupero visivo, anche dopo trattamento è più difficile.

 Se invece si vedono improvvisamente punti neri, corpi mobili o un completo annebbiamento nel campo visivo, potrebbe trattarsi di un sanguinamento interno dovuto alle alterazioni delle strutture dei vasi retinici.

Per la diagnosi iniziale di retinopatia diabetica vengono eseguiti i seguenti esami:

  • foto a colori del fondo, eseguita con il retinografo
  • fluorangiografia retinica, se vi sono segni di retinopatia diabetica proliferante per definire la presenza di aree ischemiche
  • tomografia assiale computerizzata (OCT), che permette di studiare in dettaglio la macula e il nervo ottico

La prevenzione è assolutamente il miglior trattamento per la retinopatia diabetica. Uno stretto controllo della glicemia riduce il rischio di perdita visiva in modo significativo.

Il trattamento da parte dell’oculista diventa necessario qualora sia insorto un edema maculare o se la retinopatia tenda o sia già divenuta proliferante.

Nel caso dell’edema maculare la terapia si avvale della combinazione di un trattamento laser e con iniezione intravitreali di farmaci anti-VEGF o steroidi.

Questi farmaci sono iniettati direttamente nell’occhio con una puntura. Non è un vero e proprio intervento chirurgico, sebbene sia eseguito in sala operatoria. I rischi sono molto bassi, se si rispettano le procedure, ma includono le infezioni intraoculari, e vanno quindi evitati.

Tuttavia i risultati di questa strategia terapeutica dipendono in larga parte dalle condizioni in cui si presenta il paziente. Tanto migliore la situazione visiva iniziale, tanto più alte le possibilità di preservare la vista. In ogni caso, sono necessari più di un trattamento laser e/o più di un’iniezione trattare l’edema maculare associato a retinopatia diabetica. In particolare le iniezioni intravitreali sono di solito ripetute ciclicamente, fino a che l’edema non sia del tutto scomparso o sino al punto in cui nessun ulteriore miglioramento sia prevedibile.

La fase proliferante della retinopatia diabetica è trattata in maniera simile, con il laser e spesso anche con le iniezioni. Qui la situazione però  è diversa: il laser serve in questo caso a distruggere la retina ormai danneggiata, impedendo il rilascio di sostanza che favoriscono la crescita di nuovi vasi.

Qualora tuttavia ci si trovasse di fronte una situazione già compromessa e complicata dalla presenza di sanguinamenti interni o distacchi retinici, l’unica soluzione è chirurgica con la vitrectomia.

Anche in questo caso, la prognosi dipende dalle situazioni di partenza.

In seguito alla diagnosi di diabete è vivamente consigliabile prenotare tempestivamente una visita oculistica, in modo da valutare le condizioni visive e lo stato della retina. Sarà poi l’oculista a indicare la data più opportuna per la visita successiva e potrà adottare la terapia più idonea ed efficace.

Le linee-guida SID (Società Italiana di Diabetologia) e AMD (Associazione Medici Diabetologi) raccomandano intervalli di screening ogni due anni, se la retinopatia è assente all’ultimo controllo, un anno se lieve, sei mesi o direttamente invio a consulenza se si riscontra retinopatia moderata o più grave.

Se si soffre il diabete di tipo 1 può essere opportuno controllare il fondo dell’occhio almeno una volta l’anno.

[a cura di: Dr. Vittorio Picardo – EyesON]

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Halloween, dolcetto o scherzetto? Le lenti a contatto colorate meglio di no

Per completare il proprio costume di Halloween si potrebbe avere la tentazione di acquistare delle lenti a contatto: ce ne sono di tutti i tipi sul web, colorate o decorative, da vampiri, da lupi mannari, da zombie. Attenzione però, perché possono danneggiare gli occhi. Lo ricorda sui media inglesi l’oftalmologo Brian Boxer Wachler. “In particolare, se vengono acquistate su Internet e senza eventualmente consultare il proprio medico, ci sono maggiori rischi di complicazioni come infezioni, cicatrizzazione, visione offuscata o perdita della vista”.

È importante per l’esperto notare che tutto ciò che si pone sul bulbo oculare ha il potenziale di causare lesioni o infezioni che potrebbero portare anche a conseguenze gravi come la perdita della vista. Il dottor Wachler mette in guardia anche su problematiche in qualche modo minori come irritazione, secchezza oculare, occhi rossi e disagio persistente, come se si avesse delle ciglia negli occhi.

Già nel 2018 il Prof. Paolo Vinciguerra, presidente di AICCER, Associazione Italiana di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva e Responsabile U.O. Oculistica Istituto Clinico Humanitasmetteva in guardia sulle lenti a contatto decorative per Halloween. “Le lenti a contatto, anche se usate per i travestimenti di Halloween, non vanno mai considerate solo decorative, perché si tratta sempre di un presidio medico chirurgico, e per questo motivo vanno applicate sugli occhi con le dovute indicazioni e precauzioni”, spiegava l’esperto. “Dal momento che le lenti a contatto colorate per Halloween possono dare problemi anche seri agli occhi, è importante verificare l’idoneità all’applicazione mediante visita oculistica”.

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Retina, passo avanti verso la vista “bionica”
Al Gemelli retina artificiale impiantata a un 70enne non vedente

È stata impiantata per la prima volta in Italia a un settantenne non vedente una retina artificiale di ultima generazione.
L’intervento, effettuato dal Prof. Stanislao Rizzo, direttore della UOC Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Clinica Oculistica all’Università Cattolica Campus di Roma, è durato appena due ore.

Al risveglio il paziente, affetto da una grave forma di retinite pigmentosa, che aveva causato la perdita della vista, era già in grado di percepire la luce.

Già nel 2011 il Prof. Rizzo è stato il primo a impiegare l’Argus, la prima protesi retinica utilizzata in un paziente non vedente.
“Siamo davvero felici di iniziare questa nuova esperienza – commenta il professor Rizzo – che è frutto di un lavoro di squadra, per il quale ringrazio tutto il mio team, fatto di persone appassionate ed entusiaste. Questa nuova retina artificiale dovrebbe assicurarci risultati migliori rispetto alle precedenti, essendo dotata di più di 400 elettrodi. L’idea di restituire anche solo una parvenza di vista a persone che vivono da anni al buio, è il sogno di qualunque medico. Il paziente operato vede già la luce e questo è davvero incredibile. La retina artificiale per ora è indicata solo per pazienti affetti da retinite pigmentosa (patologia che colpisce circa 150 mila italiani) negli stadi più avanzati di malattia, cioè persone che hanno perso completamente la vista da entrambi gli occhi, una condizione che interessa circa 1000 – 1500 italiani. I criteri di selezione per entrare in questo trial sperimentale sono per ora molto severi e restrittivi”.

La nuova retina artificiale

La nuova retina artificiale (NR600) è stata messa a punto dalla start up Nano Retina, che ha il suo quartier generale a Herzliya, la ‘Silicon Valley’ israeliana, nei pressi di Tel Aviv. Quello effettuato al Gemelli è il sesto impianto (il primo in Italia) nell’uomo del nuovo device, dopo quelli effettuati lo scorso anno in Israele e in Belgio (i pazienti operati finora hanno un’età dai 59 agli 81 anni). In Europa viene sperimentato all’interno di uno studio clinico multicentrico, che coinvolgerà una ventina di pazienti, mirato a ottenere l’approvazione CE di questa innovativa protesi retinica.

Un concentrato di altissima tecnologia in pochi millimetri

Questo ‘gioiello’ high-tech, è frutto di oltre un decennio di ricerche. L’impianto, grande come la punta di una matita (5 mm di diametro x 1 mm di spessore), viene posizionato da un super esperto in chirurgia retinica sopra la superficie della retina e gli elettrodi tridimensionali dei quali è composto, penetrano tra le cellule retiniche, andando a prendere il posto dei fotorecettori (le cellule specializzate che permettono di ‘vedere’) e attivando con i loro impulsi le cellule ganglionari, che trasmettono l’informazione al cervello, facendola viaggiare lungo le vie ottiche.

Per attivare i micro-elettrodi 3D, il paziente deve indossare degli speciali occhiali che inviano al device un raggio infrarosso, che provvede ad alimentarlo, attraverso un minuscolo impianto fotovoltaico (due cellule fotovoltaiche) di cui è dotato. Il software e l’hardware contenuto negli occhiali inoltre controllano e modulano (come attraverso un alfabeto Morse) gli stimoli luminosi che arrivano agli elettrodi, traducendoli in impulsi elettrici che poi veicoleranno, percorrendo le vie ottiche, l’informazione al cervello.

L’utilizzo della retina artificiale nella cura della retinite pigmentosa

“Nell’ultima fase della retinite pigmentosa – spiega il professor Stanislao Rizzo – i fotorecettori (coni e bastoncelli) sono completamente distrutti; ma alcune cellule, come le cellule ganglionari della retina, sopravvivono. Sono cellule importanti perché trasmettono le informazioni dai fotorecettori al cervello. Gli elettrodi 3D sostituiscono i fotorecettori, le cellule specializzate che costituiscono la prima parte delle vie ottiche e trasmettono l’informazione alle cellule ganglionari”.

Come si vede con la retina artificiale

L’impianto di questo device ripristina una parta della funzionalità retinica, ma non restituisce la vista. Il paziente può tornare a ‘vedere’ la luce immediatamente dopo l’impianto ma in genere il programma di riabilitazione viene avviato dopo un paio di settimane dall’intervento. Questo prevede una serie di esercizi da somministrare al paziente, che reimpara a vedere attraverso questa sorta di occhio bionico; viene inoltre effettuato il fine-tuning della stimolazione degli elettrodi, per ottenere una visione migliore possibile. Al termine di questo speciale training il paziente riuscirà a distinguere la forma degli oggetti, riconoscere il movimento, imparerà ad interpretare queste nuove immagini, che lui vede in bianco e nero e pixelate; grazie alla plasticità neuronale, infine il cervello imparerà pian piano a distinguere e a riconoscere questi oggetti. Questo garantisce al paziente una miglior interazione sociale e gli restituisce una certa autonomia nelle attività della vita quotidiana.

Retina, identificato un nuovo tipo di neuroni
Sono le cellule Campana, per la caratteristica forma a campanella

Scoperto un nuovo tipo di cellula nervosa, o neurone, nella retina. Nel sistema nervoso centrale, un complesso circuito di neuroni comunica tra loro per trasmettere informazioni sensoriali e motorie; i cosiddetti interneuroni fungono da intermediari nella catena di comunicazione.
Gli studiosi del John A. Moran Eye Center dell’Università dello Utah ne hanno identificato un tipo precedentemente sconosciuto nella retina dei mammiferi.

La scoperta, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences segna una tappa di conoscenza importante, poiché gli studiosi lavorano per una migliore comprensione del sistema nervoso centrale identificando tutte le classi di neuroni e le loro connessioni.

“In base alla sua morfologia, fisiologia e proprietà genetiche, questa cellula non rientra nelle cinque classi di neuroni retinici identificate per la prima volta più di 100 anni fa – ha evidenziato il professor Ning Tian, che ha guidato la ricerca – proponiamo che potrebbero appartenere a una nuova classe di neuroni retinici”.

Il team di ricerca ha chiamato la cellula scoperta Campana per la sua forma, che ricorda una campanella.
Le cellule Campana trasmettono segnali visivi da entrambi i tipi di fotorecettori coni e bastoncelli sensibili alla luce nella retina, ma il loro scopo preciso è oggetto di ricerche in corso.
Gli esperimenti hanno mostrato che le cellule Campana rimangono attivate per un tempo insolitamente lungo, fino a 30 secondi, in risposta a una stimolazione flash di 10 millisecondi.

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Letismart e sistemi touch screen: punti di forza e ostacoli da superare per una città senza barriere
L’intervento di Sergio Prelato, Consigliere UICI per la Mobilità

Realizzare una città senza barriere è possibile. Occorre armonizzarle sempre di più, tenendo conto di tutti. Cittadini in età lavorativa senza problemi, bimbi, anziani, studenti, turisti, animali ecc.

Noi cittadini disabili siamo parte di queste categorie, siamo lì in mezzo tutti i giorni e le notti.
Si tratta solo di diventare sempre più inclusivi, preparati nella progettazione urbana ed architettonica.

La notizia di Marburgo “città modello per gli ipovedenti” parte da un concetto debole: le città non debbono essere a misura di cieco o ipovedente, poiché questo di per se è un concetto superato.
Le città sono già e dovranno essere sempre di più a misura di tutti e in particolare di chi ha difficoltà.

La definizione di B.A. è: si definisce B.A. tutto ciò che è causa di ostacolo e affaticamento o mette in pericolo chiunque, e in particolare chi è più in difficoltà sia temporanea che permanente.

Oltretutto, città inclusive e prive di barriere, sono anche capaci di attrarre turisti, lavoratori, studenti che producono PIL e consumano beni e servizi.
La tecnologia poi aiuta molto. Per esempio per ciechi e ipovedenti è stato recentemente ideato e brevettato un metodo che si chiama “letismart”.

Si tratta di radiofari che emettono un suono preciso, attivabile dal bastone bianco di un cieco e non solo dal bastone, che consente di individuare semafori, porte dei bus, negozi ecc.
Questa invenzione, tra l’altro, è stata ideata da un tecnico ipovedente, che ha ceduto il brevetto alla nostra associazione, rinunciando a qualsiasi profitto.

La tecnologia permette di fare tante cose: fruire dei servizi bancari, delle applicazioni di pagamento e di prenotazione di beni e servizi, e mille altre cose.
Accade però spesso che questi beni e servizi sono “muti”, infatti la tecnologia touch screen ci esclude da questi beni e servizi.
Quindi paradossalmente stiamo progettando città sempre più inclusive dal punto di vista delle B.A. fisiche, ma una silenziosa e strisciante barriera tecnologica (B.T.) ci sta rendendo la vita difficile.

Faccio alcuni esempi: citofoni privati touch screen, ascensori touch screen, e sistemi di pagamento pos touch screen, senza sintesi vocali, oppure tastiere editabili, lavatrici sempre touch e elettrodomestici di uso quotidiano inaccessibili.

Solo attraverso l’obbligo legislativo con sanzioni severe e lo stigma per atteggiamenti commerciali discriminanti, come accade negli USA, potrà dare una risposta non ambigua e decisiva su queste nuove barriere tecnologiche.

Si dice che se non fai parte del problema, fai parte della soluzione.
Noi facciamo parte di entrambi e le sfide non mancano e non mancheranno, ma siamo ottimisti e ci sentiamo sempre più inclusi e partecipi e padroni del nostro destino.

[a cura di: Sergio Prelato, Consigliere con delega per il settore Mobilità UICI,
Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus]

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Stimolare la vista tramite il cervello. Un nuovo impianto cerebrale basato su microelettrodi intracorticali può consentire a una persona cieca di vedere forme semplici e lettere. Lo evidenzia una nuova ricerca della Miguel Hernández University (UMH) in Spagna, che mostra che l’impianto di questo micro dispositivo nel cervello umano può essere eseguito in sicurezza e che la stimolazione diretta della corteccia cerebrale produce percezioni visive con una risoluzione molto più elevata di quella ottenuta fino ad ora. Il gruppo di ingegneria biomedica dell’Ateneo, guidato dal professore di biologia cellulare Eduardo Fernández Jover, ha pubblicato i risultati dell’esperimento sul Journal of Clinical Investigation.

Credit: Universidad Miguel Hernandez de Elche

Nel dicembre 2020, lo stesso team di ricercatori ha condotto un esperimento simile stimolando la corteccia visiva dei primati. In quel caso è stato utilizzato un impianto con oltre 1.000 elettrodi, che consente agli animali di vedere forme, movimenti e lettere.
Tuttavia, gli animali non erano ciechi.

“Questo studio va un po’ oltre – afferma Jover – abbiamo impiantato i microelettrodi nel cervello di una persona completamente cieca da oltre 16 anni”. La volontaria, una donna di 57 anni, è riuscita a identificare lettere e persino la sagoma di alcuni oggetti.

È la prima volta che un impianto cerebrale di questo tipo viene eseguito in una persona cieca e l’esperto spiega che i risultati sono incoraggianti per lo sviluppo di una neuroprotesi visiva che può aiutare le persone non vedenti o ipovedenti a migliorare la propria mobilità e, anche in modo più ambizioso, percepire l’ambiente circostante e orientarsi. Tuttavia, il ricercatore aggiunge che, sebbene i risultati di questo e di altri studi siano promettenti, ci sono ancora molti problemi da risolvere, motivo per cui è necessario agire gradualmente e non creare false aspettative.
Per ora è un’indagine in corso.

Credit: Universidad Miguel Hernandez de Elche

Occhi e trucco, guida all’utilizzo del make-up senza rischi

Molto utilizzati in particolare dalle donne, i cosmetici vengono applicati sul bordo delle palpebre o vengono a contatto con la superficie oculare.
Una delle regole più importanti da ricordare è quella di rimuoverli: bastano del cotone e acqua calda.

Occorre poi scegliere il prodotto giusto.
I cosmetici contengono sostanze chimiche che possono irritare l’occhio se la qualità non è buona, quindi è bene fare riferimento a quelli testati per non indurre effetti collaterali.
Alcune donne lamentano di usare come contraccettivo la pillola ormonale e riscontrare delle secrezioni nell’occhio, oppure lamentano lo sviluppo di occhio secco. Questo perché l’alterazione dell’equilibrio ormonale produce effetti su quantità e qualità delle lacrime.

Le indicazioni del Dott. Stefano Barabino, Responsabile Centro Superficie Oculare e Occhio Secco, Ospedale Sacco Università di Milano e TFOS (Tear Film & Ocular Surface Society) Ambassador.

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La Campagna Nazionale di Prevenzione “Vista in Salute”, partita lo scorso settembre, e che ha già toccato Toscana, Puglia, Basilicata Molise e Lazio, farà tappa nelle principali città della Calabria dal 26 Ottobre all’1 Novembre, per proseguire poi nei capoluoghi della Sicilia dal 3 al 9 Novembre (consulta il programma qui).

Visite oculistiche gratuite

L’iniziativa, promossa dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia Onlus, prevede la permanenza, dalle 10 alle 18, di un tir hi-tech dotato di più postazioni, presso il quale sarà possibile effettuare gratuitamente controlli oculistici ad alta tecnologia su retina e nervo ottico, riservati a persone di età superiore ai 40 anni, e finalizzati alla prevenzione del glaucoma, della retinopatia diabetica e maculopatia.

Il Tir Hi-tech di “Vista in Salute”

È previsto un percorso all’interno di una struttura mobile di circa 100 mq: un intero tir appositamente attrezzato con dispositivi medico-diagnostici ad alta tecnologia.

L’intero percorso ha una durata complessiva di 15 minuti. Per usufruire delle visite, disponibili fino a esaurimento posti, le persone interessate dovranno ritirare il numero di prenotazione direttamente in loco, presso l’unità mobile.
Per evitare code basterà recarsi sul posto, ritirare il numero, lasciare il proprio nome e numero di cellulare, per essere richiamati 10 minuti prima della visita. I numeri per l’accesso alle visite saranno distribuiti a partire dalle 10.00 per la mattina (ma la coda potrebbe essere iniziata prima!) e dalle 15.00 per il pomeriggio e termineranno entro le ore 18.00.

Prevenzione del glaucoma, della retinopatia diabetica e delle maculopatie

Sono previsti fino a 65 controlli oculistici giornalieri gratuiti, e non invasivi, con la possibilità di effettuare anche esami diagnostici come la Tonometria, OCT e foto del Fondo Oculare e autorefrattometria (esame del visus), per una valutazione di eventuali difetti della vista. Gli esami oculistici previsti sono finalizzati all’individuazione precoce delle principali malattie della retina e del nervo ottico, mirati principalmente alla ricerca del glaucoma, della retinopatia diabetica e delle maculopatie.

Queste ultime rappresentano infatti un insieme di patologie che, complessivamente, riguardano oltre 3 milioni di italiani e 400 milioni di persone nel mondo. Dati, questi, da considerarsi in ulteriore aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e che lasciano intravedere uno scenario minaccioso per quanto riguarda la qualità della vita degli italiani e la sostenibilità della spesa sanitaria.

La campagna di prevenzione “Vista in Salute”

Il progetto ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, della Conferenza Stato–Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, oltre che dell’Intergruppo Parlamentare per la Tutela della Vista.

Per l’accesso alle visite gratuite bisogna essere muniti del Green pass o di un tampone rapido da effettuare entro le 48 ore precedenti.

Tutte le informazioni qui

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